Enrico Letta c'ha provato. Appena uscito dal suo think tank di "Vedrò" quest'anno dedicato al tema della leadership si è imbattutto suo malgrado in uno di quei momenti, la contestazione al leader della Cisl Bonanni alla Festa Democratica del PD a Torino, che mette appunto a dura prova le qualità del leader.
La capacità di governare una situazione di forte tensione, non farla degenerare, rivolgendosi direttamente ai contestatori. Non si può dire che l'intervento di Letta sia servito a sedare gli animi. La situazione è precipitata infatti.
In questi casi può funzionare il colpo di teatro. Ai professionisti dell'urlo e del fischio andrebbe applicata una cura deterrente, omeopatica. Bisognerebbe spiazzarli. Invitarli ad esporre le loro ragioni. Si sgonfierebbero subito le loro gole arrossate. Dare la parola a chi vive alibisticamente il non averla e non si prepara quindi mai ad usarla con intelligenza sociale. Avremmo assistito tutti alla pochezza dei loro argomenti. Avrebbero disvelato anche a se' stessi la loro natura di semplici "ultras" da stadio, di chi vive solo nel coro rumoroso. Se ne sarebbero probabilmente resi conto pure loro.
Nell'intervento di Letta però c'è stata anche una curiosa e involontaria forma di legittimazione gratuita dei contestatori "del fischio". Letta si è rivolto a loro parlando ripetutamente, a chi sta plasticamente negando un principio base della democrazia negando la parola, di "vostra idea di democrazia". Ma quale idea di democrazia è quella? Esiste un'idea di democrazia che prevede la soppressione del diritto di parola? Letta poi si è come svegliato da un certo torpore logico. E ha cominciato a ''tarare'' meglio la definizione. Insomma, confusamente, abbiamo finalmente capito che la "loro idea di democrazia" è di essere "antidemocratici". La prima prova di leadership dopo il "corso" a Vedrò non è andata. Avanti il prossimo.
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