Da 800.000 a 600.000. In un anno il Partito Democratico vede volatilizzarsi un iscritto su 4. Per il responsabile dell'organizzazione, tale Nico Stumpo, è un risultato "comunque soddisfacente".
In effetti ci devono aver messo dell'impegno, ci deve essere stata una strategia, per far scappare così tanta gente. Da soli non se ne andavano altrimenti.
E pensare che il dibattito sulle primarie di appena un anno fa si concentrava proprio sul modello di partito. Bersani, ricordate, era quello che "basta con il partito liquido, ci vuole il radicamento territoriale, ci vogliono gli iscritti, ci vuole l'organizzazione".
D'altra parte il nostro Stumpo troverà altrettanto soddisfacente il calo costante di potenziali elettori segnalato da tutti i sondaggi. Ormai siamo al 24%. Alla faccia del partito solido. E in piena bufera nella maggioranza.
Si sa, del resto, che il PD interpreta a modo suo il motto decoubertiano. Per i dirigenti del PD quello che conta non è vincere, non è nemmeno partecipare. Quello che conta veramente è perdere. Volete la prova? Semplice. Andate a guardare cosa succede a chi perde un'elezione nel Pd. Viene promosso.
Questo fine settimana a Firenze Matteo Renzi riunisce i "rottamatori". Ben vengano. Un dubbio ce l'abbiamo però. Si può rottamare qualcosa che è già completamente scassato?

