mercoledì 15 settembre 2010

''Pierluigi, facite 'a faccia feroce''


Molti se lo chiedevano. Cosa sta facendo il PD? 
Nell'anno di Cesare e la sua cricca, di una maggioranza bulgara ridotta a colabrodo, di una politica "della casa a loro insaputa" da Roma a Montecarlo, di un'economia a pezzi, della scuola massacrata, dell'Abruzzo umiliato, etc.. 

Cosa faceva il maggior partito del centrosinistra? Opposizione? No. Portava pazienza. 

Ora la genialata dei bravi pubblicitari ci dice che la pazienza è finita. Oh era ora! E adesso? Rivoluzione? Alla riscossa? Mobilitazione permanente? Voce ai cittadini con elezioni subito? 

Beh, ragazzi, calma. Governo di transizione, magari guidato da Tremonti. Per il momento i dirigenti democratici in camicia, per la calura settembrina, si rimboccano le maniche. Immaginiamo il tripudio dei militanti in festa alla notizia della nuova linea (d'abbigliamento). 

E degli italiani che aspettavano un gesto cosi' risoluto per  convincersi che il PD, diciamo, non vive proprio su Marte. 

Ma non è finita qui. Il sapiente pubblicitario ci fa vedere un Bersani (a proposito piú lui parla di partito collettivo contro la deriva leaderistica più campeggia il suo faccione nei manifesti, vai a capire chi gli fa la "copy strategy" come dicono loro...) in bianco e nero che immaginiamo debba plasticamente rappresentare il nuovo corso "spazientito" del PD. Il risultato è quello che è. 

Però ci pare di vedere il fotografo esausto che insiste nelle inquadrature del leader, e che memore dei consigli di Franceschiello ad un esercito reale che non godeva di un'immagine, per così dire, temeraria,  lo apostrofa con un: "Pierluigi, facite 'a faccia feroce".

domenica 12 settembre 2010

Pinco, Pallo e la Rosy



Rosy di solito va a segno nella comunicazione. Questa volta no. Ha sprecato un'occasione. 

Al Telese che le poneva la domanda da unmilionedidollari a cui nessun mortale è in grado di rispondere, e cioè quali sono le alleanze del PD, la Bindi aveva iniziato a rispondere strepitosamente. Ribaltiamo il terreno. Altro che giochi e alchimie. Agli italiani, dice la Rosy, non credo interessi di Pinco e di Pallo. Grande Rosy. Agli italiani interessa sapere da noi se abbiamo un progetto alternativo per il Paese.

Finalmente qualcuno che dice agli italiani cosa farà il PD al Governo. Crescita, lavoro, futuro per i giovani, scuola. Così, vai Rosy, così. Adesso, i telespettatori hanno pensato, adesso sapremo. Ma Rosy si ferma un attimo. Una piccola esitazione e il discorso riprende.... "sul piano delle alleanze....". No, Rosy, le alleanze no, avevi detto che agli italiani non interessavano, viene prima il progetto sul Paese. Noooo Rosy, non cadere in trappola.

Niente da fare. Cosa vuole il PD non lo sapremo ancora. Meglio accontentare Telese e parlare ancora una volta di Pinco e di Pallo, ma rigorosamente senza farci capire. Così tanto per confonderci le idee.

The leader is... Another one.



Enrico Letta c'ha provato. Appena uscito dal suo think tank di "Vedrò" quest'anno dedicato al tema della leadership si è imbattutto suo malgrado in uno di quei momenti, la contestazione al leader della Cisl Bonanni alla Festa Democratica del PD a Torino, che mette appunto a dura prova le qualità del leader.

La capacità di governare una situazione di forte tensione, non farla degenerare, rivolgendosi direttamente ai contestatori. Non si può dire che l'intervento di Letta sia servito a sedare gli animi. La situazione è precipitata infatti.

In questi casi può funzionare il colpo di teatro. Ai professionisti dell'urlo e del fischio andrebbe applicata una cura deterrente, omeopatica. Bisognerebbe spiazzarli. Invitarli ad esporre le loro ragioni. Si sgonfierebbero subito le loro gole  arrossate. Dare la parola a chi vive alibisticamente il non averla e non si prepara quindi mai ad usarla con intelligenza sociale. Avremmo assistito tutti alla pochezza dei loro argomenti. Avrebbero disvelato anche a se' stessi la loro natura di semplici "ultras" da stadio, di chi vive solo nel coro rumoroso. Se ne sarebbero probabilmente resi conto pure loro.

Nell'intervento di Letta però c'è stata anche una curiosa e involontaria forma di legittimazione gratuita dei contestatori "del fischio". Letta si è rivolto a loro parlando ripetutamente, a chi sta plasticamente negando un principio base della democrazia negando la parola, di "vostra idea di democrazia". Ma quale idea di democrazia è quella? Esiste un'idea di democrazia che prevede la  soppressione del diritto di parola? Letta poi si è come svegliato da un certo torpore logico. E ha cominciato a ''tarare'' meglio  la definizione. Insomma, confusamente, abbiamo finalmente capito che la "loro idea di democrazia" è di essere "antidemocratici". La prima prova di leadership dopo il "corso" a Vedrò non è andata. Avanti il prossimo.

giovedì 9 settembre 2010

Commentariolum petitionis

"Benché tu sia sufficientemente dotato di tutto ciò che gli uomini possono raggiungere con il loro talento o con l'esperienza o con l'applicazione costante, tuttavia, in nome del nostro affetto, non ho ritenuto fuori luogo scriverti quanto mi veniva in mente, pensando giorno e notte alla tua candidatura."
Cosi' inizia la lettera del ''fratello di Cicerone''.

I consigli di Quinto Tullio Cicerone al fratello Marco, allora ancora non famoso, candidatosi alla prestigiosa carica di Console, si dice siano il primo esempio storico di ''consulenza politica''.
Tre cose dice Quinto Tullio possono far scattare negli uomini la molla del consenso: ''i benefici, la speranza, la simpatia disinteressata''. La politica muove interessi, più o meno nobili. Muove però anche valori e sentimenti.

Quinto Tullio conosceva bene ''i trucchi del mestiere'' del politico. Blandire, lusingare, promettere. E non dissuadeva certo il fratello ad usarli.

Ma c'era in lui la convinzione che non fosse proprio possibile, a meno di una grande negligenza, che ''un uomo disonesto, apatico, privo del senso del dovere, senza talento, senza buona reputazione, senza amici superi un uomo circondato dalla devozione dei più e dalla stima di tutti''. Pensando alla nostra classe politica ...

Abbiamo pensato di richiamare in attività ''il fratello di Cicerone''. Non per fare il consulente a qualche politico, piuttosto per farlo a noi cittadini comuni.

Ci pare ce ne sia bisogno nel panorama piuttosto sconsolante della politica italiana, o meglio, della campagna elettorale permanente a cui si è ridotta la nostra politica.

Vorremmo che mettesse a disposizione la sua competenza per aiutare noi a districarci meglio tra buona e cattiva politica. Magari svelandoci, di quando in qua, trucchi e difetti di comunicazione dei nostri politici. E pure ci aspettiamo dal fratello di Cicerone che si metta all'opera, che crei lui qualche messaggio politico efficace, magari utilizzando il libero registro dell'umorismo e dell'ironia.

Ma, caro Quinto Tullio, da te ci aspettiamo soprattutto di sentire ''pane al pane''. Buon lavoro.